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E' sempre colpa di mamma e papà?

Chiunque abbia intrapreso un cammino di consapevolezza di sé o ha fatto qualche sessione con me sulla decodifica del sintomo o di kinesiologia emozionale RD, sa che prima o poi si arriva lì: alle nostre radici.


D’altronde gli ho anche dedicato un intero mese sull’Agenda, ma verso la fine ad Ottobre, per arrivarci gradualmente e con gentilezza.


Perché mamma e papà sono due tasti delicati, molto delicati. Gioie e dolori, oneri e onori. Alti e bassi, Cip e Ciop.

Ma che ci piaccia o meno, le prime esperienze relazionali le abbiamo con loro. Nasciamo corredati di un patrimonio genetico ben preciso, le nostre cellule si formano grazie alle informazioni che ci ha dato il papà con il suo sperma e le informazioni che ci ha dato l’ovulo della mamma.

Poi passiamo circa 9 mesi a crescere formandoci con le cellule il cui prodotto ce lo da la mamma, con le sue emozioni, tutto quello che vive che si trasforma in scariche elettriche e ormonali che influenzano la chimica del suo corpo e di conseguenza quello di cui verremo fatti.


Poi veniamo al mondo con quella fortissima voglia di imparare attraverso quello che fanno gli altri, e passiamo giorni interi a osservare le persone che ci circondano per vedere cosa fare e farlo a nostra volta. Ma non con tutti ci sarà lo stesso sottile stato di “ipnosi”, un occhio particolare lo volgeremo sempre a coloro che vibrano con la nostra frequenza (ciò di cui siamo fatti) e passeremo la vita ad assicurarci che in maniera non consapevole ciò che facciamo sia nelle frequenze del nostro albero.


Vi basti pensare a un bambino quando sta per fare una cosa mentre cerca di incrociare lo sguardo di un genitore per avere o meno un cenno di assenso.

A volte, con il preciso intento di “ribellarci” o “rifiutare” quello che hanno fatto i nostri genitori, faremo scelte completamente contrarie e al di fuori delle loro aspettative, per mostrargli che noi siamo diversi, che noi possiamo essere diversi. E anche lì, nella piena convinzione di aver scelto liberamente, cadremo nella trappola inversa, quella in cui , comunque sia non ho fatto una scelta che mi piace, ma ho fatto una scelta che da fastidio, con lo scopo di manifestare la mia identità ai loro occhi.


A questo, aggiungiamoci le influenze delle energie, le vibrazioni dei nostri numeri, delle nostre lettere, delle vite passate, la vibrazione del patrimonio genetico del nostro albero genealogico, il nostro ambiente, l’inconscio collettivo, tutti i bisogni primari che ci trasciniamo dietro.


Secondo me l’espressione migliore che riepiloga e da speranza è quella di Jean-Philippe Brébion: Siamo al 100% programmati. Ma al 100% liberi di scegliere.


Ma per essere liberi di scegliere, bisogna aver ben chiaro prima la situazione e di conseguenza, buttare uno sguardo sulla relazione con mamma e papà, da cui tutto è partito.



Il discorso non è mai quello di munirsi di forconi e andare a caccia di colpe, sia ben chiaro. E neanche (nel caso siate genitori) di andare alla ricerca di errori, sensi di colpa e unicorni a tre zampe.

Ognuno di noi è un essere unico e irripetibile in grado di fare sempre il meglio con le carte che ha, nel contesto in cui si trova. Ogni scelta fatta era la migliore che si potesse fare, sempre. Quando tutti capiremo questo, accoglierci sarà più facile.


Mamma e papà, intesi anche come energie “femminili e maschili” sono stati pensati in natura come due energie o movimenti caratterizzati da compiti ben specifici.


Lo spiega molto bene Claudio Trupiano nel suo libro “Grazie dr. Hamer” e potete trovare anche una spiegazione in questo mio video con intervista a Rigeneralife.


Quando il primo essere vivente, che era uno solo e indifferenziato sessualmente,ha cominciato a svilupparsi in un ambiente più complesso, le cose si sono fatte più complicate: sono nate nuove esigenze, quella di procurare cibo in ambienti potenzialmente ostili, quella di articolare un branco in funzione della crescita e così ha sdoppiato “l’essere” dividendolo in due parti caratterizzate da talenti e compiti diversi.

Come a dire “da solo vai più veloce, ma in due vai più lontano”.


Vi ho portati fino a qui  per invitarvi a guardare con un altro occhio il ruolo di mamma e papà, del maschile e femminile.


Nella scuola di biologia umana di Daleth, si passa un bel week end a spiegare quanto siano fondamentali queste energie. Si spiega come l’ovulo manifesti già da subito le sue caratteristiche di energia femminile, il suo ruolo è quello di accogliere, fare nido, essere disponibile a far crescere, nutrire, ascoltare e accudire. Parla anche di una stabilità e di una zona di azione limitata. L’ovulo sta ed è l’ovulo che sceglie quale spermatozoo accogliere, quello che una volta combinato darà il risultato migliore.


Voi siete il risultato migliore.

E poi si parla del movimento energetico, delle caratteristiche dello spermatozoo, competitivo, in movimento, che segue una direzione, prende l’iniziativa, segue un obiettivo, capacità di movimento, di conseguenza una zona  di azione più ampia.


Si possono identificare come le due energie o movimenti di Yin e Yang. Solo insieme formano il Tao. Il tutto, l’interezza.


Che tradotto nella nostra venuta al mondo, sono le due energie da cui apprendere quei movimenti, integrandoli e facendoli nostri quando affrontiamo la vita. Dalla “madre” cercheremo di apprendere quello che ci occorre per la cura del nido, le doti empatiche, dal papà la capacità di movimento decisionale.


Ricordiamoci che stiamo parlando di movimenti e non persone con identità. Questa precisazione è necessaria per non cadere in inutili discriminazioni di genere.


Questo è il motivo per cui, gira che ti rigira, quando ci sentiamo in difficoltà rispetto a relazioni o altro nella vita, alla fine si arriva sempre lì. Perché anche quando ho da ridire con una collega, con un fratello o con il titolare, alla base c’è sempre il modo in cui ho appreso a vivere e a raffrontarmi con le situazioni.

Questo non è un male, almeno che voi non facciate in modo che lo diventi.


Ognuno di noi ha la sua storia di relazioni familiari, e possiamo passare la nostra vita a lamentarci delle loro scelte, di quello che ci hanno fatto subire, delle cose che non ci hanno fatto avere, o guardarli come si guarda una donna e un uomo e imparare a conoscerli… per conoscere e accogliere una parte di noi stessi.


Siamo un po’ nostra mamma e un po’ nostro papà. E siamo anche un po’ i nostri nonni e nostri bisnonni e via così. La differenza la fa la nostra capacità di vedere il tutto, sapendo che l’albero ci sostiene e fare il meglio con le capacità che abbiamo.

Ecco perché alla base si arriva sempre lì.

 

Domenica 11 febbraio, a Roma io e la mia collega Valentina terremo una giornata evento ad offerta libera consapevole con diverse attività (qui trovate la spiegazione dell’evento), una di queste sarà un semplice labo-oratorio per incontrare le energie di mamma e papà. Se vuoi essere dei nostri, ti aspettiamo con gioia.


Qui ti lascio una meditazione da fare tre volte, preferibilmente una a settimana. Falla con dolcezza e non forzarti se hai difficoltà: lasciato lo spazio per accogliere quello che arriva. Stai con le emozioni che emergono, senza giudizio, abbracciandoti.




Buona giornata, a presto, Yana.


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