Il problema è davvero la violenza?

Non è solo la #violenza in sé che sconvolge il pensiero… ma è l’atteggiamento “massì…” nei confronti della violenza stessa che non riesco a spiegarmi.


In questi giorni l’abbiamo sentito un po’ tutti, il caso evento del cantante trap che si è presentato al festival con un testo di una canzone dalle tinte forti e indubbiamente misogene.


Al di là della chiara manovra pubblicitaria (tutti siamo stati indirettamente informati che il festival è in questo periodo; tutti abbiamo sentito nominare il nome di un cantante che fino al giorno prima era sconosciuto alla maggioranza della popolazione) c’è da chiedersi a che livello siamo arrivati come coscienza sociale.


Ammesso e non concesso che sia una forma di libertà di espressione (assolutamente discutibile) com’è possibile che si riesca a reagire con indifferenza ad un testo così rabbioso e violento? Come è possibile aver sviluppato una forma così grave di insensibilità alla violenza e all’aggressione? E’ davvero così normale? Fa parte della routine? E se è così, come siamo arrivati a questo?


Come possono i genitori essere davvero convinti che i figli siano assolutamente invulnerabili o impermeabili ai concetti espressi nelle “canzoni” di queste persone? Quando eravamo bambini dopo aver visto un cartone di Mila e Shiro, correvamo in cortile con il pallone da pallavolo e passavamo ore ad imitarli… lo stesso facevamo con Holly e Benji , quando ai genitori gli andava bene… Quando gli andava male eravamo Jig robot d’acciaio e ci lanciavamo da ogni dove, o qualche eroina dei mondi magici e allora i trucchi della mamma perdevano quell’aura di inavvicinabilità e apriti cielo.


Imitavamo tutto quello che ci piaceva. Tutto. Imitavamo i grandi, fratelli e sorelle maggiori, i loro amici e tutto quello che ci faceva sentire come loro. Perché nella fretta e nel progetto di diventare grandi, cerchiamo uno o più soggetti che brillano o di cui tutti parlano e gli andiamo dietro… perché “se tutti ne parlano, non può essere tanto sbagliato…”


I bambini non sviluppano da subito la capacità di riconoscere cosa è bene da cosa è male… non nascono con questa capacità. E se mamma e papà mi lasciano ascoltare quella canzone in maniera ingenua e distratta perché non si son chiesti se ci sia un pericolo, io il pericolo non sono ancora in grado di percepirlo, quindi è ok.


Qualcuno ha parlato della violenza come uno “sfogo”… ma fino a che punto la tua libertà di “sfogo” può muoversi per ledere la mia libertà ?


Per definizione, uno sfogo è “Ogni manifestazione esteriore di sentimenti o di impulsi, dovuta alla perdita del controllo di sé stessi o deliberatamente rivolta a cercare un conforto o un sollievo ( cercare uno s. nel pianto ).

In quanto tale è funzionale quando è circoscritto a se stesso, non quando lo spalmo in ogni dove e ne metto a conoscenza il mondo intero.


La violenza è figlia di una rabbia cieca ed ignorante, è un sentimento estremamente forte che crea un “sequestro neuronale” per il quale per qualche momento tu non hai la capacità razionale di intervenire sui tuoi sentimenti o sulle tue azioni, ti rapisce letteralmente e tu diventi schiavo dei tuoi istinti ciechi e animaleschi.


No, non è normale che insulti una persona.


No, non è normale che aggredisci verbalmente una persona dandole titoli o minacciandola di violenza.


No, non è normale che ti prenda a schiaffi.


No, non è normale che ti dica che non vali niente.


No, una donna non misura il suo valore con la sua seduzione.


La violenza, in ogni sua forma e sottocategoria deve crearti un’emozione, deve farti dire che qualcosa non va e prendere una posizione o cercare una soluzione.



Ogni atto di violenza anche se in tempi di guerra non può essere sminuita o definita con “sono cose che succedono”, o pensare che non ti tocchi… perché la violenza tocca tutti per la mancanza di rispetto nel genere umano che riflette.

Pensaci bene prima di dire “no…sono cose che si dicono, ma poi non le fa…” perché è una speranza che hai, ma non è una certezza.

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