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Allergie e Intolleranze: da quale ricordo ti stai proteggendo?

ALLERGIE E INTOLLERANZE secondo la decodifica del sintomo.


In questo articolo voglio rispondere ad una obiezione che mi è stata fatta recentemente da un collega del benessere che si occupa di naturopatia soprattutto dal punto di vista alimentare.


Come spesso accade, quando spiego quale dinamica si cela secondo le 5 leggi bio-logiche dietro alle allergie o alle intolleranze vedo nasi storcersi e alla fine del discorso aleggia sempre un po’ di mal contento, e ora vi racconto perché.


Intanto, allergie e intolleranze viaggiano su due binari diversi, la prima è una risposta esagerata ad uno stimolo che viene dall’esterno il quale viene erroneamente interpretato come pericoloso per il corpo e tutte quelle che sono le difese immunitarie si fanno in 4 per buttarlo fuori.


Qui ci troviamo alcune volte davanti ad urgenze oggettive con sintomi forti che non danno spazio di interventi gentili ma sulle quali occorre rivolgersi senza nessun sé o ma alla medicina di urgenza per non rischiare di mettere in pericolo la propria vita.


Le intolleranze invece darebbero invece sintomatologie inizialmente più lievi, più in sordina ma che a lungo andare potrebbero manifestarsi come  fastidiose. A seconda dei casi avremo stanchezza, disturbi intestinali o del sonno, gonfiori, mal di testa, ecc.

Entrambi i casi sono delle re-azioni a degli elementi che il nostro corpo per qualche motivo codifica come “questa cosa non va bene per me”.


E fin qui ci siamo.


Quello su cui non ci siamo, è la tendenza di alcune discipline naturali di cadere nell’insidiosa trappola dal sapore tutto medico-sanitario di fare di tutta l’erba un fascio.

E condividere consigli del tutto discutibili (e dico “del tutto discutibili” perché ogni scuola di pensiero ha la sua filosofia e se li metti tutti dentro una stanza si perderebbero a discuterne per ore su chi ha ragione o meno) “l’alimento X fa male a questo, l’alimento Y fa venire quell’altro, se non hai abbastanza XYZ allora ti viene…” e così via ad ogni forma velata di terrorismo alimentare, che invece di creare tranquillità nelle persone che ascoltano, da il via ad una campagna di “evita l’alimento che ti fa male”;  e alla fine ti trovi a mangiare bacche e licheni in un bosco grattandoli dalle pietre sperando che non ci sia passato un animale a segnare il territorio.


E non perché sei sicuro che non facciano male: ma solo perché nessuno ha ancora detto che fanno male.


Cosa dice la decodifica del sintomo a riguardo?


Intanto l’operatore chiederà quali sono i sintomi che la persona ha, spogliandoli da qualsiasi etichetta.


Perché “allergia e intolleranza” sono etichette che diamo per comodità per indicare un mappazzone di sintomi associati più  o meno chiaramente a qualcosa. Ma come tutte le etichette portano con sé uno stimolo quasi ipnotico dal quale la persona poi ha difficoltà a staccarsi.

Secondo l’equazione delle allergie e intolleranze succederebbe che:

Tutte le volte  che entro in contatto con X allora mi succede Y


Ma spesso quando si va a guardare con precisione, questa cosa non accade sempre nello stesso modo o con la stessa intensità. Ci sono variazioni di manifestazione.


E noi ben ci ricordiamo che ogni sintomo è una risposta sensata e precisa ad un programma che il nostro corpo ha avviato davanti ad un evento di natura straordinaria.

Ma che cosa c’è di natura tanto straordinaria nel mangiare una fragola, respirare del polline e bere del latte, da farci ipoteticamente reagire con bollicine pruriginose, starnuti, lacrime e muco a profusione, o imbarazzanti rumori di pancia seguiti da scariche diarroiche degne di uno tsunami?


Cosa avranno mai ste fragole, il polline e il latte? Per citarne come esempio solo alcuni tra i più comuni?

Intanto non tutte le persone che vantano queste etichette hanno gli stessi sintomi, e quindi ciao-ciao oggettività del caso. (tanto agognata dalle discipline etichettate come “scientifiche”)

Si… con poca convinzione ci raccontano di predisposizione (che culo!) e difese immunitarie basse (questo è un evergreen… sta bene per giustificare qualsiasi cosa… come il nero che sta bene con tutto).


Ma perché io posso reagire in un modo ad un alimento e tu no? O perché re-agiamo entrambi allo stesso alimento ma tu in un modo e io in un altro? O ancora, il caso di una mia cliente che se mangiava la catalogna a pranzo delle 14 si ca*ava addosso, e a cena invece no?


Perché non è l’alimento o la sostanza in sé che fanno reagire il corpo, ma il contesto nel quale ti sei trovato ad ingerirli una volta in particolare, un contesto che ha avuto qualcosa di bio-logicamente pericoloso o drammatico per te.

Non è il latte in sé che ti fa venire crampi alla pancia con marroni e sciolte conseguenze, ma quale ricordo drammatico il tuo cervello ha collegato a quando hai bevuto il latte associandolo ad una porcheria ingiusta alla quale sei dovuto o meno stare.


Lo spiega bene Claudio Trupiano nel suo libro e nei suoi corsi dove racconta di un signore diventato improvvisamente allergico ad un preciso polline dopo aver trovato sua figlia inspiegabilmente morta nel letto.


Perché quel polline?

Perché il nostro cervello elabora una quantità enorme di stimoli contemporaneamente,  scattando delle immaginarie polaroid e catalogandole in una sorta di archivio di sopravvivenza. Immagina che queste polaroid fissino e archivino per ogni istante che passa tutti gli stimoli sensoriali registrati in maniera consapevole e non.


In questo momento mentre stai leggendo, il tuo cervello sta catalogando quello che leggi, come ti fa sentire, che odori ci sono nell’aria, temperatura, contatto con stoffe, persone vicine, se stai mangiando o bevendo qualcosa ecc… tutto in un unico file.

Se in questo momento dovesse succederti qualcosa di drammatico, acuto ecc… la polaroid che archivierebbe avrebbe in più il sentito di pericolo, che potrebbe venire associato ad uno degli stimoli immagazzinati.


Come quel signore dell’esempio che, mentre nell’aria c’erano grandi quantità di quel polline specifico di quel periodo dell’anno, ha registrato un percepito di “separazione di contatto visivo” che va in risoluzione con occhi rossi, “c’è un pericolo nell’aria, ansia per il futuro” da qui gli starnuti, un muco trasparente che va di pari passo con la soluzione di una mucosa nasale che “teme qualcosa di incognito nel mio futuro”.


Così ogni volta che questo signore entra in contatto con quel polline, il suo cervello lo aggancia inconsapevolmente a quel ricordo di pericolo per lui e per il suo clan, riattivando quei sentiti e le relative attivazioni. Ed ecco qui signore e signori l’allergia al polline. Ma non una qualsiasi. La SUA allergia al polline.


E questo accade per ogni sostanza a cui il vostro corpo va in re-azione. Non è mai l’alimento in sé che per i fatti suoi il vostro corpo decide di bannare, ma è il ricordo profondo a cui lo aggancia.


Poi siamo tutti d’accordo che è una reazione chimico fisica a scatenare il sintomo e che agire su di essa mi può aiutare, questo è indubbio.

Ma non è così semplice liberarvene radicalmente se non integrate il vissuto ad essa collegato.

Tradotto: se mi prude il naso che a momenti me lo stacco e starnutisco, lacrimo che sembro la madonnina di striscia la notizia, e il naso è tappato che non riesco a respirare, è ovvio che devo intervenire sul sintomo con farmaci o interventi mirati, fosse anche solo per non peggiorare la situazione.


Attenzione!! Nessuno nega che ci siano chiari ed evidenti sintomi fisici sui quali è necessario intervenire per lenire il disagio e stare meglio: ognuno di noi ha il dovere di prendersi cura dei suoi disturbi per volersi bene.

 

Ma se me la sentissi, l’ideale sarebbe quello di intervenire esplorando il sentito bio-logico. Perché il mio corpo ha risposto con l’attivazione e la modifica di quella parte del corpo, ritenendolo (a suo dire) il tessuto migliore che poteva rispondere a quell’esigenza.

E’ chiaro che non è obbligatorio farlo, e vorrei anche che fosse chiaro che non è una bacchetta magica o che sia semplice da risolvere in una seduta.


Occorre grande apertura e grande voglia di ascoltare sentiti profondi bio-logici che il più delle volte vanno al di là della nostra parte razionale. Parliamo con il nostro omino delle caverne interno, dove tutto è vissuto in funzione di vita/morte.



Com-prendere (fare vostre) e accogliere quelle e-mozioni (movimento di energia), può fare veramente la differenza ed è il caso di due mie clienti che hanno visto moderarsi i loro sintomi da “allergia” o di quella signora dai dolori generalizzati (etichetta medica fibromialgica) che quando ha capito quali erano i movimenti che si impediva di fare, non ha più avuto dolori.


Ma il cambiamento deve poterlo la persona in sé.

L’operatore potrà portarci alla fonte, ma bere toccherà sempre ad ognuno di noi.


Hai domande o temi che vorresti che trattassi nei prossimi articoli? Scrivimelo nei commenti o in una mail a yana@alpimail.com





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