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La scelta di farcela, ce l'abbiamo SEMPRE.

Aggiornamento: 23 ott 2025




Lo studio della mente umana non fa mistero del fatto che il nostro comportamento sarebbe il frutto di una collaborazione tra una mente consapevole (razionale e guidata dal pensiero logico che corrisponde al "voglio") e una parte non consapevole che agisce in maniera spontanea e automatica bypassando tutti i sistemi di razionalità (è il "necessito" "desidero").


Questo a volte fa passare l'errato messaggio che la nostra parte viscerale "non consapevole" dominerebbe tutte le situazioni della nostra vita, in realtà questo è vero solo in parte.

Pur trattandosi del famoso iceberg il cui 20% sarebbe la parte emersa e consapevole e l'80% quella non consapevole che se la gioca alla grande, questo non deve farci credere che tutti i dadi sono già tratti e che il nostro destino sia già deciso a priori.

La mente non consapevole è infatti programmata per attivarsi ogni volta che sente minacciata la sua sopravvivenza (qualunque cosa per lei significhi) ed esattamente come una valvola di sicurezza si attiva bypassando il resto per evitare di lasciarci le piume (a suo giudizio).


Ai miei corsi mi piace sempre paragonare la mente non consapevole all'uomo della caverna al quale puoi passare ore a spiegare che anche se lo stipendio questo mese arriva in ritardo, comunque ce la puoi fare a mangiare e tenere la casa, ma lui ti guarderà con occhi spaesati e non starà tranquillo fino a quando non vedrà un cinghiale arrostire sul fuoco nella sua caverna. La mente non consapevole ha bisogno di gesti fisici, di cambiamenti e di praticità.

E' come spiegare a un bebè in lacrime che la mamma sta tornando, è andata solo un attimo di là a fare la pipì, che non lo ha abbandonato... ma lui smetterà solo nell'istante in cui potrà sentire fisicamente il contatto con lei e la sua presenza.


Vediamo le possibili implicazioni, non è esattamente un disastro. Molte volte la parte razionale concorda con la mente non consapevole e quindi si vive bene. Anche perché sono cresciute e si sono sviluppate insieme, nella stessa persona, vivendo contesti uguali per entrambi, quindi tranquillizziamoci, non siamo in balìa di un parte sconosciuta che fa di noi ciò che vuole. LA SCELTA CE L’ABBIAMO SEMPRE.

Ma non sarà una scelta rispetto al fatto di attivarci o meno, quanto a cosa fare di quel sentito.

Mi spiego: se mi tagliano la strada e mi insultano in auto, l'attivazione automatica di paura, spavento, rabbia le avrò sempre (mente non consapevole che si attiva per protezione), ma quello che sceglierò di fare dopo, una volta riconosciuta l'attivazione, ecco quello è il mio libero arbitrio, lì sono veramente libera di scegliere cosa farne, se continuare a rimuginare o se "lasciare andare" e cambiare punto di vista.


Vediamo insieme qualche esempio di mente non consapevole che predomina, con un timido e insicuro libero arbitrio.

Un grande classico: il lavoro. Pippo ha un lavoro normale, non si è mai chiesto se gli piacesse o meno, tutto sommato gli da da mangiare, ha degli orari comodi, non è eccessivamente lontano da casa, gli permette di tornare a casa la sera (zona estremamente confortevole). Pippo un giorno, confrontandosi con altri, si rende conto che il suo lavoro lo annoia un po’… i colleghi non sempre gli vanno a genio e il capo a volte si comporta come un despota. La situazione comincia a stargli un po’ stretta.

Nei casi Pippo non farà un bel nulla, la sua unica reazione sarà quella di lamentarsi, sentirsi frustrato, sfogarsi sui familiari rendendo anche a casa la situazione difficile, creando così nel tempo una sensazione di frustrazione e sottostima che crescerà giorno dopo giorno. Qui è una specie di altalenare tra sensazioni automatiche di non stare bene e la non scelta di cambiare o scelta di rimanere lì. Si crea un impasse recidiva di malessere che la nostra mente trasformerà in una situazione di comfort e di normalità per modularne il fastidio.


Nei casi in cui Pippo troverà un minimo di spinta per cambiare, (uscire dalla zona di confort ascoltando quel senso di malessere) scriverà curriculum, cercherà colloqui… potrebbe incappare in altri automatismi, quelli che ai primi ostacoli, lo faranno desistere e si lascerà convincere dai famosi “C’è crisi. Non si trova nulla. Tanto alla mia età… Eh, ma alla fine non sai mai se ti pagano… Ma poi chi vuoi che mi voglia…. Perché qualcuno dovrebbe assumere me…Tutto sommato qui dove sto ci sono tanti lati negativi ma non è poi così male….”


Fermandolo nel suo intento, come mai?

Perchè davanti ad un ostacolo (o percepito tale) se la nostra mente consapevole avrà paura di quello che significa il fallimento o il rifiuto, ovviamente si attiverà in protezione per allontanarci da quel possibile dolore.

Anche qui, se quel percepito fa parte del nostro passato o archivio, si attiverà sempre, e quello che possiamo fare noi è riconoscerlo, modularlo e procedere con il dono del libero arbitrio.


E secondo voi qualcosa sul lavoro cambierà? Assolutamente no. Ritornerà a covare la stessa frustrazione anche lì, forse anche peggio.



E poi c’è chi cambia. Che pensa al di fuori degli schemi e delle credenze limitanti che ha, rompe tutto perché SENTE DI POTERCELA FARE. Sa che il MONDO NON FINISCE dove la maggior parte delle persone crede, che ci sono POSSIBILITA’.

Che anche se tutto fa paura, quella è un'attivazione che ci sarà sempre ma lui può scegliere di fare cambiamenti ed è pronto ad affrontare qualunque cosa accada. Ma sa farlo perchè è nella condizione di SCEGLIERE di farlo, è in una posizione consapevole di presenza e auto determinazione.


Sa che i tentativi non si fanno solo quando si ha la certezza di farcela (aspetta e spera) che il passo da fare non è fino all'obiettivo prefissato, ma è quello subito dopo il primo, è a un passo da te, davanti a te.

Come un eremita che si muove lento nella notte con la sua lanterna, non lo fa con passi lunghi verso l'obiettivo, ma lo fa con passi corti e ponderati di cui è sicuro di saper gestire qualunque cosa accada.



Si, grazie Yana, bella storia… ma e quindi? E quindi la bella notizia è che la programmazione del subconscio non è modificabile, ma è decisamente modulabile.

Tutte quelle credenze che ci sono state tramandate dalle generazioni prima di noi (che andavano bene per i loro tempi, ma un po’ meno per i nostri) le possiamo identificare e modificarne il senso creando nuove situazioni che creano nuove realtà. Creando esperienze compensative e rieducanti.

Se il nostro contesto o la società ci hanno messo in testa che “C’è crisi”, c’è anche la possibilità che migliaia di persone non hanno voluto crederci e hanno trovato e costruito uno spazio in cui la "crisi" non c'è.






 
 
 

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