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Pelle... quel contatto che vorrei... oppure no?



In questo articolo parleremo di relazioni e contatto e del tessuto che in maniera principale ci permette di interfacciarci nelle relazioni più intime e care, ovvero la pelle.


Nell’essere umano le relazioni hanno un sapore vitale, basti pensare ai nostri antenati nelle caverne la cui vicinanza e collaborazione con altri esemplari della stessa specie erano essenziali per la sopravvivenza.

La nostra pelle è ricca di terminazioni nervose che ci permettono di individuare in maniera estremamente precisa quando veniamo toccati,  quando vorremmo esserlo, o quando ne faremmo volentieri a meno.


La vicinanza è intesa come un percepito molto profondo e antico e suona più o meno così “se non ho nessuno sufficientemente vicino da poter toccare, allora si innalza la percezione di rischio per la mia incolumità, qualora venissi attaccato da qualcuno, prima che qualcuno accorra, potrei non farcela”

Ma anche un “se sei sufficientemente vicino da potermi toccare, potresti rappresentare un pericolo per me”.


La pelle rappresenta la nostra capacità di percepire dove finiamo noi e dove comincia l’altro, come una specie di confine identitario, ma anche la mappa codificata di chi mi può toccare e dove, tant’è che nessuno si lascia toccare ovunque da chicchessia.


E’ come se avesse sempre attiva una mappa di riconoscimento relazionale, pronta ad analizzare ogni piccolo stimolo. Se ci fate caso infatti, in alcune zone del corpo abbiamo una sensibilità tale da sentire se un insetto o un capello vi si sono posati, o se una brezza di vento ci accarezza.


Tutto il mondo di quei sintomi che si manifestano sulla pelle ci parlano proprio di un contatto ben preciso con due sfaccettature particolari a seconda del percepito della persona. O un contatto che vorrei tanto tanto avere ma che non posso avere, o un contatto che sono costretta/o a subire e che ne vorrei fare volentieri a meno.


E mentre in una prima fase iniziale la cute può apparire solo secca o con una sensibilità minore (per farci sentire di meno quel contatto o quella mancanza), in fase di risoluzione, ovvero quando finalmente mi sono liberata di quel contatto o finalmente l’ho avuto,  ecco che può dare pruriti, rossori e fastidi vari sui quali siamo tenuti a intervenire per non venire matti a forza di grattare.

A questo mondo appartengono forfora, cute secca, esfoliazione, psoriasi, dermatiti e affini, pruriti ecc.


Da recenti studi e osservazioni pare che anche l’insediamento di possibili animaletti parassiti sia favorito da un percepito emozionale. (Ad esempio le famose infestazioni di pidocchi arrivano a ondate ma non prendono sempre tutti gli alunni delle classi, alcuni hanno un “terreno” più favorevole al loro insediamento).


Come sempre il mio invito è quello di non generalizzare e di rivolgervi agli operatori che ritenete a voi più affini per un approfondimento del vostro sintomo, ma è proprio quando cominciamo a farci domande, che mettiamo un piede avanti rispetto al nostro cammino di crescita.


Una pelle secca desquamata porta con sè solitamente anche un abbassamento di sensibilità, il cui aiuto biologico è quello di “non farmi sentire quel contatto o quanto mi manca quel contatto” e non è mai generalizzata, si manifesta sempre in zone ben precise del corpo ad indicarci con esattezza qual è la zona (e di conseguenza chi è autorizzato o no ad accedervi) interessata.


Le labbra screpolate, ad esempio, potrebbero dirci che ci mancano dei baci o che ci sono baci che non vogliamo.

Altre osservazioni dicono anche che possa essere un contatto con parole che vorremmo dire o che non vorremmo dire (qui sta a voi osservarvi senza giudizio).


Ricordate sempre che il posto dove avvertite il sintomo è sempre indicativo del vostro percepito. Chiedetevi sempre “perché proprio lì? Chi sono le persone che mi toccano lì? O chi sono le persone da cui potrei farmi toccare lì? O ancora, chi è che mi tocca lì e che non vorrei? Ecc…”

Questa non è che una piccola parte di una possibile spiegazione, cosa ancora diversa sono le cosiddette reazioni allergiche da cibo, che in decodifica del sintomo vengono tradotte come binari, ovvero un collegamento che fa la nostra mente con quel determinato cibo ad un determinato evento che ci attiva un percepito ben preciso. Lo traduciamo?


Il nostro corpo non è allergico alle fragole o al glutine, o meglio: sì che reagisce quando li mangiamo ma perché a quella determinata sostanza aggancia un momento ben preciso in cui ha vissuto in passato un momento biologicamente scioccante. E di quel momento ha registrato tutto quello che i nostri 5 sensi stavano elaborando, così da essere sicuro di rimanere in allerta qualora si ripetesse in futuro. Così quando reintroduci quella sostanza il corpo reagirà con maggiore forza ricordando ciò che ha vissuto.

E’ chiaro che se un’allergia mi mette in pericolo di vita io ho il dovere di prendermene cura in ogni maniera possibile e di intervenire anche velocemente. Ma passato il pericolo oggettivo, nulla mi vieta di andare dolcemente alla ricerca di quel momento della mia vita in cui ho sofferto e di prendermene cura.


La pelle racconta molto di noi e delle nostre relazioni ed è uno dei motivi per cui gli ho dedicato un intero mese nell’agenda di Yana PusherEmozionale, per ascoltarsi in gentilezza e ricordarsi che una relazione è sempre l’insieme di più persone che danzano più o meno armonicamente tra di loro.

 

Il problema delle relazioni è che non si sa mai da che parte stare: se siamo troppo nel nostro allora siamo degli egoisti, se siamo troppo nell’altro allora stiamo rinunciando a noi stessi. Insomma come la fai, la sbagli o pesti una merda. Non esiste una ricetta valida per tutte le relazioni, però esiste un ascolto per tutte le persone e la certezza che nessuno è uguale a un altro.


Alcuni consigli:

Bè già lo sai… se senti il bisogno forte di intervenire sulla parte energetico-emozionale sai che puoi contattarmi per incontrarci di persona negli studi a Cavallermaggiore (CN) o Roma oppure online.


Se senti il bisogno di concentrarti sulla parte emozionale allora ti consiglio di intervenire con un buon professionista in psicoterapia.


Se vuoi lavorarci prettamente dal punto di vista fisico allora rivolgiti al tuo medico, oppure consulta la lista dei medici presenti su Rigeneralife i quali accolgono anche il punto di vista olistico.


Una cosa molto bella è intervenire con delle sessioni di massaggio, per fare pace con quel contatto che in qualche modo ci manda in crisi. Tra i miei preferiti c’è ToccoQuantico, qui puoi trovare su Roma la professionista che consiglio.

Anche lo Shiatsu può esserti d’aiuto, e un percorso di Fiori di Bach associato comunque a una tecnica di contatto potrebbero stupirti per la facilità di azione.

 

Qui trovi una bella meditazione che ti consiglio di fare una volta alla settimana per 7 giorni, per accogliere le relazioni e farci un po’ di ordine.


Immagini free from Canva

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