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Cosa vuole dirti il tuo ginocchio?



In questo articolo parliamo di #ginocchia. Con il termine ginocchio si definisce quella struttura articolare fatta di ossa, legamenti, cartilagini, muscoli e tendini che troviamo tra la fine della coscia e l'inizio del polpaccio, così, tanto per dire.

In quanto articolazione si parla di interazione tra due ossa il cui movimento è reso possibile dai muscoli.


Quindi se fosse fatto solo di ossa non si potrebbe muovere. Le ossa costituiscono il valore e i muscoli e i restanti tessuti garantiscono il movimento e la stabilità. Per avere un movimento flessibile, veloce e stabile, devo avere un buon lavoro di tutti questi tessuti.

La cartilagine invece si trova "in mezzo" alle due ossa, ne permette il movimento senza che queste si sfreghino direttamente rischiando di consumarsi, creando dolore, ed inoltre ne attutisce gli impatti, ammortizzandoli.


Chi ha imparato a conoscermi sa che ogni parte del corpo ha una sua voce in particolare o una sua funzione che si attiva in determinati momenti o in relazione a determinati vissuti.

Il consiglio etico è sempre e comunque di rivolgervi ad un professionista medico sanitario se avete problemi gravi alle vostre ginocchia (in questo caso un ortopedico, un fisiatra, un fisioterapista o un osteopata).


Ma se volete andare oltre, fare qualcosa in più, per vedere quale messaggio vi sta portando il vostro ginocchio, allora proseguite nella lettura. Anche perchè, se riesco a comprendere quale comportamento cambiare per non ricadere in quella dinamica, allora il mio ginocchio potrà veramente beneficiare degli interventi sanitari che già sto facendo, senza il rischio di ricadute.


Intanto, quando ci troviamo davanti a lesioni importanti, rotture, sfilacciamenti, tessuti consunti e così via, ci troviamo sempre davanti a quelle che vengono chiamate "recidive" di un particolare vissuto bio-logico.

Vuol dire che non è una cosa che ho vissuto solo una volta, per una tempistica relativa, e che poi ho risolto.

Significa che quel determinato vissuto (che andremo ad indagare tra un attimo) ce lo stiamo trascinando da diverso tempo, magari con piccoli momenti di sollievo alternati a ricadute in quella stessa situazione.


Come facciamo a dare voce al ginocchio?

Cominciamo con il chiederci a che cosa serve per me, il ginocchio.

Raccogliendo un po' di esperienze, quando parliamo di ginocchio, parliamo di:


- inginocchiarsi
- abbassarsi
- saltare (parzialmente) o attutire la caduta da un salto
- poter correre sufficientemente veloce per stare dietro a qualcuno o qualche situazione
- ammortizzare il cammino della vita, magari sono incastrato su qualcosa che vorrei fare e che non rispecchia quello che mi viene chiesto.

L'inginocchiamento porta dentro di sè un significato storico e antico, quello del riconoscimento e conseguente sottomissione a qualcuno gerarchicamente sopra di noi. E questo indipendentemente dal fatto che fossimo d'accordo o meno con la causa che si andava a sposare.


Spesso ci si inginocchiava per avere salva la nostra vita o quella dei nostri cari. Era un atto simbolico in cui la testa scendeva al di sotto della testa del "capo", passando così il messaggio non verbale (ed estremamente impattante) di "da ora io ti riconosco come capo, autorità, e sottostò alle tue regole".

In questo caso valuteremo nella nostra vita a quale situazione abbiamo accettato di sottostare pur non essendo totalmente d'accordo con le scelte della nostra autorità. Si trova spesso in persone con carattere rigido e legato ad un senso di giustizia elevato, dove le "regole devono essere uguali per tutti".

E' quella cieca obbedienza, o obbedienza forzata per un beneficio secondario che però a livello profondo non ci convince tantissimo, o che ci costringe a rinunciare a qualcosa di piacevole per noi. E' il caso del prete di campagna che viene ripreso dalla curia centrale per il suo modo giudicato "troppo libero" di gestire la comunità di cui si occupava e che manifesta un'artrite e conseguente artrosi del suo ginocchio destro. Il suo "inginocchiarsi" rispetto all'autorità conosciuta non trovava poi riscontro valido quando si trattava di prendersi cura delle persone di cui si curava. "Devo sottostare a delle regole che non trovo totalmente giuste".

In questo caso, vedete, si parla un po' di una forzatura.

Nella scuola di formazione professionale sulle 5 leggi di Mark Pfister

(clicca per visitare il sito della scuola) il ginocchio viene più associato alla svalutazione del non essere in grado di stare dietro ad una persona o una situazione. Come se non fossi sufficientemente performante, veloce, scattante. Questo può avvenire sia in maniera figurata, che realmente come accade negli sportivi che possono vedere minacciata la loro posizione qualora non fossero sufficientemente veloci e prestanti per lo sport che hanno scelto.

In questi casi nella fase attiva del vissuto, i tessuti si consumano per essere più elastici e leggeri, per dare maggiore movimento, e in fase di risoluzione ricostruiscono creando dolori, edemi, crampi.

Se porto avanti per lungo tempo il vissuto (continuo a sottostare o non voler stare lì, o continuo a sentirmi incapace di stare dietro a quella persona) i tessuti si consumeranno senza mai ricostruirsi causando lesioni fisiologiche che necessiteranno di un intervento.

Diventa importante qui, agire anche per contenere e moderare il dolore per non creare ulteriori recidive date dal vissuto di "non posso fare il movimento che voglio perchè ho male". In alcuni casi, se riesco a intervenire contemporaneamente sul dolore e sul vissuto, nel giro di 21 giorni la situazione si risolve.


Non schifate gli antidolorifici e non giocate a fare gli eroi! Non c'è gloria nel continuare a provare dolore, continuando a muoverlo.

In natura non esiste un animale, neanche il più forte, che davanti al dolore continua a combattere o correre. Un animale che ha male a una zampa, non la appoggia finchè non guarisce!

L'essere umano è l'unico che se ha male a un ginocchio va comunque a giocare a tennis o a calcetto, magari mettendo arnica, taping, agopuntura, ecc...

Il dolore ha un senso ben preciso: ci dice "stai fermo, non muovere fino a quando non ho finito di riparare!". Intervieni sempre sul dolore, ma ricordati di tenere fermo il ginocchio fino a quando si è rimesso a posto, facendo tutto quello che ritieni necessario per il suo benessere. Se ti è piaciuto l'articolo e ritieni possa essere utile ad altre persone, invitali a leggere questo articolo.


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