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"Quella volta che ho ricevuto un miracolo"

30 set
Tempo di lettura: 7 min


Siamo tra il 2013 e il 2014 circa in una giornata al mare con un’amica, e mi succede la cosa più vicina a un miracolo di cui avessi mai fatto esperienza.


Da circa 10 anni bazzicavo e mi incuriosivo professionalmente di questa parte del mondo che ai tempi era plausibile definire “strana”: energie, connessioni con il corpo, guaritori energetici… Venivo da un’infanzia divisa tra una nonna “settimina” (termine che si usa per definire coloro che nascono prematuramente e che manifestano cosiddetti poteri di guarigione attraverso la preghiera e l’imposizione delle mani) che non si poteva dire in giro perché il rischio di essere pubblicamente emarginata (ma segretamente cercata come l’oro) e inimicarsi la comunità religiosa (perché “quelle cose lì” un buon cristiano non può farle, solo Dio può guarire, per tutto il resto c’è il demonio) era dietro l’angolo; e una mamma che non ha mai creduto a nulla di tutto questo, ma che senza saperlo in realtà mi diceva tutt’altro quando ripeteva: “la fede tua ti ha guarito”.


Ma fin da bambina comunicavo con ogni cosa dagli animali alle piante agli oggetti… e ho ben ancora pulito nei miei ricordi quella volta in cui dissi a mia mamma, come una verità che mi era testé stata rivelata: “sai mamma, tutte le cose hanno un’anima”.


Sapevo che interagire e usare le energie per “fare cose” era possibile: e volevo imparare a farlo anch’io.

 

Ma torniamo ai miei 33/35 anni in cui nella mia carriera professionale di forte marcatura olistica (che osservava tutti i livelli di cui siamo composti) avevo già potuto soddisfare la mia curiosità  pratica ed energetica con discipline come Reiki e Bioenergia, entrambe bellissime e a modo loro efficaci e che mi avevano dato parte delle risposte ad alcune delle domande che nel frattempo la mia mente razionale aveva cominciato a pormi. “E’ possibile? Come è possibile? Ma come funziona?”


Non mettevo in dubbio che funzionassero: mi piaceva sapere come questo fosse possibile.


Ero al mare con una mia amica, dicevamo, e nel ritirare frettolosamente la roba da spiaggia, sbattei il costume dalla sabbia e una medaglietta che vi era attaccata andò a sbattere con forza sul dorso della mia mano, sai quella parte che fa un mal boia quando la batti? Ecco quella: dritta secca sull’osso.

Imprecai, ci misi la  mano sopra per tenere il dolore e la mia amica mi disse “dai qui che faccio una cosa” (ovviamente non prima di avermi giustamente derisa come si fa tra amiche), a quel punto avvicinò la sua mano sulla mia dolorante e con l’altra rimase in sospeso nel vuoto, rimanemmo alcuni secondi così e io cominciai a sentire sotto la mano il dolore attenuarsi immediatamente, come  venisse risucchiato, riducendosi alla grandezza di una capocchia di spillo, fino a scomparire completamente. Alzai la mano e sotto non vidi alcuna traccia del colpo, né rossore, ne dolore, niente. Niente di niente. La cosa più simile ad un miracolo presente e consapevole che avessi mai vissuto. Ed era successo a me. Non un racconto accaduto ad un amico di un amico. A me, sulla mia pelle.

San Tommaso spostati, e anche veloce.


Se prima conoscevo già gli effetti delle energie sul corpo, comunque non ne avevo mai avuto una dimostrazione così immediata.

Nelle prossime righe tenterò di raccontarti cosa ha reso questo accadimento possibile (o almeno quello che ho capito io) e di come questa facoltà  non sia un “dono” infuso dall’alto che solo alcuni eletti possono avere, se un giorno ti prendesse bene e volessi imparare a farlo, ce la faresti anche tu.


Una cosa vorrei vi fosse chiara, indipendentemente dalla tecnica che scegli e che ti risuona, l’interazione con il mondo delle energie e informazioni è possibile per chiunque lo desideri:  aiutare un sistema che ha momentaneamente  perso armonia o capacità di ripristino a tornare a sintonizzarsi su informazioni coerenti è una capacità innata.

Siamo dei trasformatori.


C’è un’altra cosa che quasi nessuno sa, è che questa capacità non è un dono. Non è qualcosa che ti viene dato o non dato, non è un potere infuso da spiriti di luce o divinità, non è una questione di sigilli o attivazioni. Non serve (magari aiuta ma non è un requisito essenziale) purezza di cuore, intenti altisonanti ecc… L’accesso ce l’abbiamo tutti in quanto siamo esseri fatti di quella sostanza energetica lì, che è la stessa dell’universo e alla quale non si tratta di accedervi, visto che ci siamo dentro fino al collo.


Per intenderci è come se tu fossi fatto di banane, e vivessi immerso in un cesto di banane, ne sei circondato, ogni parte del tuo corpo (fatto di banane) tocca banane, ti basterebbe aprire i palmi per toccarne o afferrarne una, ma ti dicessero che “no, la banane puoi toccarle e usarle solo se sei nato con il dono di toccare o usare le banane, se non hai la capacità non potrai mai farlo.”

 Ma come? Ci sono immerso fino al collo e non posso toccarle?


Quello che in parte è vero, è il fatto che magari anni di educazione e schemi acquisiti ti hanno insegnato che non puoi toccarle. In questo caso, l’insegnante ha il solo compito di ricordarti che puoi farlo e come. E tu, con la tua costanza dovrai tornare ad allenarti a sentire e provare come sia possibile tornare a toccare le banane in autonomia.


Tutti possono accedere a queste capacità di interazione con il campo energetico, l’unico impedimento che abbiamo è il non sapere o non ricordarci come fare.

Così parte del percorso per imparare questa tecnica è rieducare il buon San Tommaso a vivere e vedere esperienze che dimostrano nella realtà quello che si può fare, è un surfare il confine tra la fede e materia, sempre monitorati da San Tommaso che per metà del tempo tiene il naso storto.

Far fare esperienza di ogni singolo cambiamento, percepito nel corpo o nelle sensazioni, anche quelle più sottili.


Tipo questo breve video che ho postato tempo fa sui social e che fa un po’ effetto WOW, ha il solo scopo di mostrarti che il cambiamento c’è e in maniera chiaramente identificabile.

E’ per permettere alla tua parte razionale (quella che non ha spazio sufficiente per credere che si possano fare cose con le parti invisibili di noi e che questo può avere effetti sulla materia), di aprire una finestrella di osservazione (non “accettazione”): ci accontentiamo di vedere che qualcosa è possibile.


Certo, poi mi fa sempre sorridere il fatto che si metta in discussione che le “cose invisibili” possano agire sulla materia, ma il fatto che possiamo telefonare e parlare a un amico che si trova dall’altra parte del mondo (grazie alle famose “cose invisibili”) non ci fa vacillare, non la chiamiamo stregoneria…  mai ci sogneremmo di dire “eh è una vaccata perché  le energie e quelle cose lì non esistono”, e mi pare che neanche alla pistola ad ultrasuoni (invisibili e inudibili) che bombarda calcoli e calcificazioni ossee nessuno abbia mai fatto obiezioni.

La verità è che il mondo invisibile agisce costantemente sul mondo visibile e percepibile. In ogni momento.


Il video che hai visto ti mostra (in questo caso con l’ausilio del test kinesiologico) come un cellulare possa interagire a qualche livello con il tuo sistema, creando un momentaneo stress che il tuo corpo è immediatamente chiamato a compensare. Sia chiaro: non ti sto dicendo che ti fa male, dico che qualcosa ha creato stress, che il tuo corpo è in grado di compensare, ma che è possibile evitare.

Dopo aver fatto un trattamento (in questo caso di Quanti-Ka) sulla persona e sul cellulare, ripetendo il test vedremo che il corpo non lo segnala più come stress,  tradotto significa che quando la persona sarà a contatto con il cellulare il corpo non sentirà più l’esigenza di compensare e potrà continuare a occuparsi del suo benessere.

Al posto di quel cellulare potresti provare con quello che vuoi: una persona, un ricordo, una credenza limitante, una paura, un cibo, ecc… E il trattamento andrebbe a riequilibrare quelle parti di te che vivono quella cosa come stressogena.

Non confondere questo con il concetto di guarigione, soprattutto non nella maniera becera e spiccia che siamo portati a credere. Ma lasciati il tempo di osservare cosa cambia e a che livello. Non significa “se compenso quello stress allora guarisco”, ma posso mostrare a me stesso che questa cosa non agisce più a livello stressogeno e vedere cosa significa per me, nella vita di tutti i giorni.


Usiamo il concetto di guarigione come il disperato tentativo di fuggire da qualcosa che ci fa male o che abbiamo etichettato come maligno, ma il significato reale è qualcosa di estremamente più fine.

Siamo costantemente sottoposti a stress durante la giornata, avvolti in qualche forma di negatività, polemica, lamenti, ma se in realtà non si trattasse di lottare o soccombere? Se non fosse tutta una questione di guerra e pace? Se si trattasse di trasformare?


E soprattutto: come cambierebbe la tua vita se accogliessi il fatto che anche tu puoi imparare a farlo?


Se la possibilità di compiere il piccolo miracolo di non sentirti soccombere a qualcosa che ti fa male, o di poter stare in quel malumore con cui ti sei svegliato per poterlo attraversare e trasformare, ce l’avessi anche tu e ti bastasse impararlo?


“Ci sono due modi per vivere la vita. Uno è pensare che niente sia un miracolo. L'altro è pensare che ogni cosa sia un miracolo” (A. Einstein)


«I miracoli non accadono in contraddizione con la natura, ma in contraddizione con ciò che noi della natura conosciamo.» (Sant’Agostino)


“Per definire qualcosa un miracolo ci basta che accada per portarci del bene o una soluzione e che non sappiamo spiegarci come sia avvenuta. Questo però ci porta l’attenzione che maggiori sono le cose che non conosco e maggiore è la possibilità di gridare al miracolo” (Y. K. Duskova Madonno)

 

Amo molto Quanti-Ka che è poi la tecnica che ho preferito fra tutte perché ha dato da mangiare alla mia parte razionale, è molto veloce, non richiede per forza che tu abbia capacità medianiche o sensitive, e soprattutto non crea giochi di potere alimentando gerarchie o il tuo ego.


Non ci sono attivazioni che qualcuno più in alto di te ti deve dare, non ci sono nutrimenti egoici perché non sei tu ad operare una guarigione o a portare del bene, l’operatore è un tramite.

E’ come dire che se tuo marito non trova i calzini nel cassetto, tu non sei figa perché ti alzi e vai a trovarli e glieli dai, tu al massimo sei quella che lo aiuta a trovarli dicendo “guarda che sono nel primo cassetto a sinistra” e lui andrà felice al lavoro con i calzini. Ma li avrà trovati e indossati lui, perché tu lo avrai aiutato a ricordarsi dove sono.


Insegno Quanti-Ka da qualche anno e ringrazio Rolando Dini ogni volta per averla ideata e condivisa e le colleghe insegnanti che come me si impegnano per diffonderla come strumento importante di riequilibrio per sé e per gli altri, in presenza come a distanza. Insegnare Quanti-Ka per me,  è dare uno strumento di trasformazione autonoma verso la propria consapevolezza e libertà, è dare uno strumento che ti dia centratura nell’affrontare ciò che ti spaventa o ti blocca, è avere la sensazione di poter stare con quello che accade e di non sentirsi sopraffatti. E per me, dare una speranza che non derivi solo dall’esterno, ma che ognuno di noi possa coltivarsi il suo semino di speranza all’interno di sé, è tanta roba.  


 
 
 

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