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Stai seguendo un “guru” o un “pifferaio magico”?

Aggiornamento: 29 giu

7 indizi che "il guru" che state seguendo, non dà consigli per il vostro bene, ma per il suo.



Siamo in un’epoca di apertura mentale celestiale che ha permesso a molte persone di “sentire” con chiarezza che oltre al corpo puramente “fisico” c’è molto altro.


I primi sono stati i cosiddetti “NewAge” che già a partire dagli anni ’80 hanno visto che c’era sufficiente spazio di ascolto per cominciare a conoscere e raccontare anche la parte e-mozionale ed energetica.


I canali con altre dimensioni si sono aperti con maggiore facilità, e la cosa è stata davvero bella e a tratti destabilizzante.


Questo ha permesso la copiosa nascita di figure “spirituali” o sedicenti guide, che hanno cominciato a divulgare "comunicazioni illuminate" da utili a più o meno utili (a seconda del nostro stato di evoluzione) che in alcuni casi hanno permesso alle persone  di cominciare a farsi domande o trovare strade, ed in altri di perdersi dietro a credenze di onnipotenza egoica.


L’unica cosa certa è che molte delle nostre certezze sono andate in vacca: molte sono le persone che “sentono” di ricevere messaggi e di doverli divulgare, ma pochi conoscono e riconoscono quando i messaggi arrivano veramente da dimensioni alte ed evolute e quando sono giochi del nostro ego e del nostro bisogno di essere riconosciuti e di attirare folle che ci gratifichino.


Senza contare, per chi bazzica nei piani della medianità, che eventuali “agganci” non propriamente di luce, sono sempre pronti a tendere un agguato facendo leva sui nostri dolori più profondi o sui bisogni insoddisfatti del nostro ego. (Se fai parte di coloro che sentono di poter canalizzare ma non sa come farlo, ti invito a fare uno dei corsi di canalizzazione con Valentina Moscatelli info a Valentinamos@live.it )

 

Ecco che, passeggiando nel mondo dei social, mi sono chiesta: ma in tutto questo pout-pourri di guide spirituali che escono come funghi dopo una giornata di pioggia, la gente che è un po’ digiuna, avrà gli strumenti per “sentire” se quella persona sta dicendo cose che fanno bene per il proprio cammino evolutivo?

Nell’era in cui quando incontri qualcuno, mentre una volta gli chiedevi come gradiva il caffè, oggi invece gli chiedi “tu segui tizio? Tu segui Caio? Tu chi segui?”, mi sono chiesta:


le persone sanno distinguere se  stanno cercando una guida spirituale, o semplicemente qualcuno che pensi per loro?

Una specie di mamma papera da seguire per sapere di fare parte di un gruppo, di non essere soli, e di non perdersi?



Così mi è venuto di condividere con chi vorrà, questo mio personale (e discutibilissimo) vademecum su come distinguere una guida spirituale da un “pifferaio magico”, ovvero il personaggio della fiaba che con il suo suonare e incantare topi e bambini, alla fine se li è portati nel fiume a morire.


7 Indizi per capire se la persona che in qualche modo ti sta "ispirando" può farti davvero del bene, o è da prendere con le pinze.


Che poi, non è detto che tutto quello che ti dice sia da buttare via, sia chiaro; ma ascoltare con orecchie diverse, può permetterti di fare scelte diverse.


Non ho mancato di impreziosirlo con battute e ironia, perché alla fine, quella che viviamo ogni giorno, è solamente pura vita.


Puoi vedere anche la versione video qui.

 

 

 

 

1.      Grazie a me tizio ha fatto… Grazie a me Caio finalmente è tornato a…. (“e grazie al c…. non ce lo vogliamo aggiungere??)

Se il personaggio di turno infarcisce i suoi monologhi adducendo a lui stesso il merito di aver preso clamorosamente parte alla guarigione miracolosa di qualcuno, fermatevi e riflettete, perché questo è un campanello di allarme.


Senza mettere in discussione che questo sia possibile o meno vi voglio ricordare alcuni elementi importanti delle cosiddette guarigioni miracolose:

1.      Vado a scomodare niente po' po' di meno di S. Agostino, il quale saggiamente già osava proferire ai tempi “i miracoli non accadono in contrapposizione alla natura, ma in contrapposizione di ciò che noi conosciamo di essa”; per dire che i miracoli accadono normalmente, ma l’essere umano tende a chiamare “miracolo” tutto quello che non sa spiegare con le leggi che ha già scoperto. Per cui se una cosa accade, ma tu non sai come sia possibile, ecco allora che la si chiama “miracolo”.

Questo non implica che i miracoli non esistano: sia ben chiaro. Ma vuol dire che le cose possono accadere in modi che l’essere umano non sa minimamente spiegare, eppure la natura li fa lo stesso.


2.      Qualunque operatore in relazione d’aiuto evoluto sa che il processo di ripristino del benessere non è mai operato da una sola delle due parti: ma sono sempre 2 persone che si incontrano, con il loro passato, il loro percepito, le loro energie: e se il “malato” non vuole guarire oppure non è in sintonia con l’operatore, i risultati saranno scarsi. Quindi il risultato ottenuto è la somma di due percorsi energetici che si incontrano: si ha un bel che da dire “io ho fatto… grazie a me ecc…” se l’altra parte non fosse stata d’accordo, oggi probabilmente non avresti avuto una storia da raccontare o di cui vantarti.

3.      Cosa spinge un operatore a dover rimarcare che “grazie a lui” è accaduto il miracolo? Cosa sente il bisogno di sottolineare? Cosa cerca di ottenere? Il suo valore, cambierebbe ai suoi stessi occhi o agli occhi di chi lo ascolta, se smettesse di sottolinearlo?

 

 

2. Ripete più volte quanto le cose che ha fatto o ha in programma siano "eccezionali, meravigliose, ti cambieranno la vita"… Cosa sei? La reincarnazione di un biglietto della lotteria vincente? Uno bonifico? Quel farmaco che posso mangiare qualunque cosa e non ingrasso? No perché altrimenti non si spiega…

Le cose eccezionali e meravigliose si sentono, si percepiscono, senza che il “guru” passi ore a rimarcarlo. Chi stai cercando di convincere o tirare dentro?


Diverso sarebbe se dicesse “questo evento che sto organizzando mi piace tantissimo, non vedo l’ora di condividerlo con voi, di passare del tempo insieme, di sapere cosa ne pensate, ecc…” Ricordiamoci sempre che non esistono tranelli peggiori per il nostro ego dei complimenti e delle lusinghe, e che la sincerità risiede sempre nel sentito e nei sentimenti, non negli aggettivi. Con gli aggettivi creo distanza, paragoni, status, con i sentimenti  racconti chi sei, ma ci vuole più coraggio.

 

3. Infarcisce i suoi discorsi di "Devi imparare a... Devi accettare che..."… ah bè… allora se me lo dici tu che “devo” allora cambia tutto! Finalmente mi si apre la strada! (vedi video del "devi lasciare andare")

Chiunque faccia canalizzazioni serie, sa perfettamente che gli esseri di luce e le guide hanno una sola regola: rispettare il libero arbitrio. Sono pronti a intervenire quando vuoi, basta che tu chieda un messaggio o di essere aiutato. Quindi non diranno mai che tu devi fare qualcosa o devi smettere di fare qualcosa… ma ti aiuteranno a capire che la scelta è sempre tua e che non sarai mai solo/a, e soprattutto che sei perfetto/a esattamente così come sei.

Quando qualcuno ti dice che “devi cominciare a fare una cosa o smettere di fare una cosa” ha già perso in partenza: perché almeno che l’assistito non abbia già fatto quella scelta, davanti a un “devi” (che altro non è che un ordine… avendo origine dal verbo infinto “dovere”) ci sono 3 possibilità:

-          lo fa per far contento il “sedicente guru”, ma non avendolo fatto suo come concetto, presto o tardi lo abbandonerà;

-          cerca di farlo per seguirlo come consiglio, ma se non lo sente si farà violenza e si sentirà sbagliato/a perché non riesce a farlo;

-          chiude la saracinesca della disponibilità e da lì in avanti non gli entrerà una sola parola di quello che il “guru” dice.

 

 

 

4. Insiste con il dire che seguendo lui/lei farai parte di un gruppo e "uniti" sarete più"forti" potrete "combattere". Chi cazzo siamo, gli Avengers? Perchè a sto punto, allora, voglio anche il mio costume da super eroe...

Quando decidi di “combattere” comincia pure a scavare due tombe: una per il nemico e una per te, perché al termine di una battaglia, non c’è mai un vincitore, al massimo un sopravvissuto (proverbio cinese).


Il termine combattere è un po’ insidioso… perché fin da piccini la lotta ci viene sempre propinata come un mezzo utile da utilizzare per la salvezza, come se non esistessero altre vie. Come se la forza fosse legittimata quando si tratta di difendere qualcosa che ha detto qualcuno o delle norme; e oltretutto i belli vincono sempre (questo concetto l’ho preso in prestito dall’intervista di Claudio Trupiano su Rigeneralife che trovate qui).

Ma sei davvero sicuro/a che combattere sia una buona soluzione per la tua anima? Veramente combattere ti sembra la soluzione win-win-win ad alto livello evolutivo per te?


Posso farti un esempio volutamente provocatorio invitandoti a cercare nella storia nelle grandi battaglie quanti soldati sono morti e quanti “condottieri e capi” sono tornati a casa… Sei sicuro/a che sia proprio la tua guerra?


Negli anni trascorsi come operatrice olistica, nella maggior parte dei casi ho visto che la paura più frequente dell’essere umano è quella di rimanere soli, prima ancora di quella di morire. Vuol dire che biologicamente siamo disposti a tutto pur di non rimanere soli: ci facciamo andare bene qualunque cosa: relazioni dannose, lavori che non ci piacciono, gruppi di amicizie, hobbies che non ci piacciono… di tutto.

Siamo tutti, chi più chi meno e più o meno consapevoli, vulnerabili e sensibili quando ci sentiamo in qualche modo soli.

E’ bello sapere di far parte di un gruppo o di un branco… ci fa sentire compresi e non soli… ma ricordiamoci sempre che chi gioca sulle nostre debolezze, per avere un gruppo unito intorno a sé… potrebbe non farlo in primis per il nostro bene… Ma la cosa più importante per te è sapere che sei sempre libero/a di scegliere.

 

 

5. Cita di casi in pubblico che "ha risolto" facendo nomi e chiari riferimenti al vissuto personale e intimo della persona… no ma… tranquillo/a… portalo un cesto di affari miei tra le persone che non mi conoscono o peggio ancora mi conoscono…

Qualunque sia la relazione d’aiuto in cui vi ponete, fosse anche una chiacchiera di conforto in amicizia seduti davanti a una birra, quello è uno spazio sacro.


Quando una persona ti racconta cose che riguardano il suo vissuto o le sue emozioni e tu le accogli, è uno dei gesti più intimi e delicati che esistano. Figuriamoci poi se tu sei un terapeuta o sei in una chiara posizione di vantaggio in quanto “percepito come un guru”… Raccogliere quelle informazioni e condividerle con altre persone può essere di grande aiuto anche ad altri, ma va bene solo se garantisci l’anonimato, proteggendo così un percepito delicato che qualcuno ha risposto in te con fiducia. Se davanti a una platea il “guru” racconta di “X” che è stata abusata e questo l’ha portata a vivere le relazioni in modalità “X,Y,Z”, mi dispiace, non siete davanti a un Guru, bocciato/a anche qui.

 

 

6. Cita frasi o concetti famosi e non dice da chi li ha tratti: infatti quando sento dire “Veni, vidi, vici” e non mi citano, divento una bestia…

 Questo è uno dei casi più frequenti: l’appropriazione  indebita di concetti intellettuali o pratiche e rituali altrui spacciandole per proprie… Quante volte ci capita di leggere qualcosa di super interessante e valido e ci viene voglia di condividerla come possibile soluzione a degli amici o persone in difficoltà?


E se è pur vero che molte volte non ci ricordiamo di dire da dove le abbiamo prese, diverso è quando lo diffondo ad un tot di persone… magari anche volutamente… vuoi che niente-niente passi il messaggio che quella cosa fighissima l’ho inventata io? Quando si citano le fonti si rendono libere le persone che ascoltano di cercare la loro verità e non solo quella che gli si propina…

Il Guru serio è sicuro di aiutare nella formazione di menti libere e non succubi o dipendenti, quando mostra a tutti la possibilità di creare i loro pensieri, senza paura di condividere le fonti che più lo ispirano.

Sa, che condividendo le fonti si moltiplicano le idee, quando invece le si tengono per sé, si blocca il sapere come un’arma di potere e ti tiene legato a sé.


E’ un po’ come il principio secondo il quale un bravo maestro è quello che forma allievi migliori di lui e ancora più motivati… (mi permetto qui di citare il mio Maestro Enrico Colmi che proprio da una delle sue riflessioni venne fuori questo pensiero evoluto) perché se io fossi la maestra del sapere “X” e ai miei allievi passassi solo il 95% senza citare le fonti da cui ho elaborato le idee (vuoi per rimanere sempre la migliore e vuoi perché non voglio che i miei allievi  sappiano dove ho preso le idee così non possono superarmi), e poi il mio allievo più bravo a sua volta passasse solo il 95% del mio 95% e così i suoi allievi e così via, alla fine quella tecnica “X” andrebbe a morire e a perdersi a causa di un puntino di ego di troppo. Se invece formo allievi con il mio 100% e in più gli do gli strumenti per migliorare e implementare, allora sarà certo che la tecnica non morirà mai e continuerà ad evolvere. Questo è essere maestri e custodi del sapere.

D'altronde... citando proprio il Maestro Enrico... se l'inventore del fuoco si fosse tenuto il suo segreto per sè... oggi dove saremmo?



7. Il Guru ti fa fare domande scomode, il pifferaio ti propina soluzioni, perché è il suo modo di intervenire su un suo dolore. Caro pifferaio, se volevo delle risposte preconfezionate e che invece di aiutarmi a fare chiarezza, mi confondono ancora di più, compravo il libro delle risposte.

Il Guru non teme le menti libere che pensano e non teme le domande scomode perché non prende tutto sul personale: non ne ha bisogno.


Il Guru sa che il pensiero libero ed evoluto si forma attraverso le domande e i dubbi, e ti fa a sua volta domande scomode che ti forzano a pensare e a sentire, e non ti farà mai allontanare o scappare dal dolore propinandoti soluzioni: perché sa che in ognuno di noi risiede la forza di accogliere anche i dolori più grandi, non ha bisogno di darti soluzioni o di dirti qual è la strada o il percorso giusto per te, non si fa coinvolgere dal suo dolore che gli evoca la tua sofferenza e non cede al bisogno di darti la soluzione giusta per te, anche se sa bene qual è.

Il Guru non mette fretta alla tua anima, e se in questo momento la tua anima non è pronta ad affrontare quel dolore, ti permette di vedere che hai tutto il tempo del mondo a tua disposizione e che stai giocando la partita nel modo migliore con le carte che hai a disposizione in quel momento. Può raccontarti esempi, per aiutarti a vedere che esistono altre possibilità anche quando il tuo dolore ti rende cieco/a e ti sembra di essere in un tunnel senza speranza, ma si fida di quello che vede nella tua anima e non lederà mai il tuo libero arbitrio.


E con questo ultimo consiglio termino il mio prontuario per riconoscere se la persona che ti sta ispirando in questo momento ha le carte per essere coerente con te per il tuo massimo bene.


Sono d'accordo che ogni persona che incontri sul tuo cammino ha un messaggio per te, o è lì per aiutarti a comprendere qualcosa... ma hai mai pensato che la lezione da imparare potrebbe essere proprio quella di imparare a volerti bene e scegliere di evitare qualcosa di potenzialmente dannoso?


Vuoi un esempio più chiaro? Di quelli dei miei?

Se ti mettessero davanti a un bicchiere di arsenico, lo berresti perchè "potrebbe essere una lezione importante per te" o potresti considerare il fatto che magari la lezione è proprio "riconoscere un veleno e scegliere di non berlo"?


Ascoltate il mondo con il vostro cuore, ma non dimenticate che avete orecchie, occhi e una mente che vi possono aiutare a non cadere nell’inganno di seguire qualcuno che vi dice come vivere la vita.


Lo so... a volte la vita è un casino... ci sono volte in cui siamo talmente stanchi e provati dagli eventi che vorremmo solo qualcuno che ci indichi la strada... qualcuno che ci ritagli un posto sicuro, sereno e felice dove riposare le nostre ali.


Qualcuno che ci dica cosa è giusto, cosa è sbagliato, che ci sollevi dal peso di dover prendere decisioni.


Quando siamo nella confusione, bombardati da stimoli e da modelli con cui confrontarci, da aspettative di essere bravi mariti, madri, amiche, fratelli, figlie, dove perdiamo di vista chi siamo, e ci sentiamo tirati da chi pensiamo che dovremmo essere... avere qualcuno che ha la presunzione di dirci chi siamo può trarci in inganno.


Ognuno di noi è nato con la sua dote di essere unico e irripetibile e piacevolmente integrabile con gli altri. Imparare a vedere e riconoscere chi siamo e la nostra identità senza che altri lo dicano per noi: non è forse questa la ricerca spirituale più importante?



Ti ricordo che qui puoi vedere i miei prossimi eventi e le prossime città dove fare incontri in presenza .


Alla prossima!


immagini free from Canva

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